Costituzione di corpi civili di pace europei

Costituzione di corpi civili di pace europei
3 gennaio 2024 Movimento 5 Stelle Biella

Una proposta per il programma per le elezioni europee

Per la costituzione di Corpi Civili di Pace Europei

Premessa:

La guerra dal 1945 in poi non ha mai finito di essere utilizzata in varie parti del mondo come

strumento per la risoluzione dei conflitti internazionali, con il carico di vittime, sofferenza,

distruzione, catena di odio intergenerazionale che si porta appresso. Come dimostrano anche i

drammatici conflitti bellici tra Russia e Ucraina e tra Israele e Palestina il numero di vittime civili è

in aumento esponenziale e questa è una caratteristica di tutte le guerre. Eppure l’ONU era nata nel

1945 proprio con l’obiettivo di sradicare la guerra dallo scenario internazionale e creare relazioni

amichevoli tra i popoli dopo la tragedia della II guerra mondiale che avrebbe dovuto essere l’ultimo

conflitto armato a coinvolgere e sconvolgere i popoli. La lezione come sappiamo non è stata

imparata e le spese militari oramai ammontano a cifre spaventose a discapito di energie umane e

finanziarie che dovrebbero essere impiegate nella lotta alla povertà, al degrado ambientale, al

riscaldamento globale, alla fame e alle malattie. E come ben sappiamo la guerra non risolve

praticamente mai i problemi anzi li peggiora, non fosse altro che per il carico di odio che oltrepassa

le barriere generazionali.

Possiamo accettare che in conflitti non siano eliminabili ma ciò che è sicuramente possibile è

rifiutarsi di considerare la guerra come unico strumento di risoluzione dei conflitti. A questo

proposito, come sappiamo, la Costituzione italiana, una delle più avanzate al mondo ripudia la

guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

La difesa civile, non armata e nonviolenta:

L’alternativa esiste e consiste nella difesa civile, non armata e nonviolenta. Numerosi sono gli studi

e le elaborazioni teoriche ma non mancano nemmeno le applicazioni pratiche, in alcuni casi

vittoriosi come nell’indipendenza dall’impero britannico conquistata dall’India di Gandhi o del

popolo danese contro i nazisti e che in altri casi sono riusciti comunque a evitare morte e

distruzione come nei casi della resistenza della popolazione di Praga all’invasione sovietica nel

1968, per limitarsi ai casi più conosciuti. Le tecniche della difesa civile, non armata e nonviolenta,

sono svariate e collaudate: sciopero, volantinaggio, digiuno, sabotaggio, boicottaggio, non

collaborazione, resistenza passiva, samizdat, magnitizdat, disobbedienza civile, dialogo.

Anche nell’Ucraina invasa dalla Russia nei primi giorni della guerra sono state documentate più di

150 iniziative di resistenza nonviolenta agli invasori, tutte iniziative improvvisate e spontanee che

comunque in alcuni casi hanno avuto successo e non hanno comunque provocato una reazione

violenta da parte degli avversari.

E’ utile a tale proposito sottolineare che ovviamente anche la difesa nonviolenta deve essere

preparata e organizzata per avere maggiori possibilità di successo. In tale direzione va questa

proposta che dovrebbe contribuire a realizzare in ambito europeo l’obiettivo di evitare il ricorso alla

guerra nelle controversie internazionali ed elaborare un approccio differente alla difesa

dell’Unione.

A dimostrazione dell’efficacia della difesa civile, non armata e nonviolenta si cita il recente libro

della ricercatrice americana Erica Chenowet “Come risolvere i conflitti”. La ricercatrice ha studiato

i conflitti nel mondo negli ultimi 100 anni dimostrando la superiore efficacia della difesa

nonviolenta rispetto a quella armata. La proposta:

E’ venuto il momento, dopo 30 anni di riprendere la proposta dell’europarlamentare Alex Langer.

Davanti alla tragica e pericolosissima situazione internazionale è divenuta ineludibile la necessità

non solo di opporsi in sede di parlamento nazionale ed europeo alla guerra e alla corsa al riarmo ma

anche mettere in campo iniziative concrete per la difesa e la risoluzione dei conflitti. Per questo si

propone di concretizzare in ambito europeo i Corpi Civili di Pace Europei. Una proposta di legge è

in corso di elaborazione nell’ambito del Movimento Europeo di Azione Nonviolenta (MEAN) ma si

allega anche il testo dell’idea originaria di Alex Langer negli anni 90. L’obiettivo è la creazione di

una organizzazione che sia in grado di intervenire in modo efficace nella prevenzione dei conflitti

ma anche durante e dopo la fine del conflitto evitando il ricorso alle armi e alla violenza.

Si propone di inserire la proposta di creazione dei Corpi Civili di Pace Europei (CCPE) nel

programma elettorale del Movimento 5 Stelle per le elezioni europee.

Allegato:

La proposta di Alex Langer di corpi civili di pace dell’ONU e dell’Unione Europea.

Il peacekeeping delle Nazioni Unite ed il suo efficiente funzionamento sono oggi le sfide più importanti per

le forze armate e per gli addetti alla politica estera dentro o fuori dell’Europa.

Nello stesso tempo il ruolo potenziale dei civili nel prevenire o nel gestire i conflitti è tuttora grandemente

sottostimato. Ciò dovrebbe essere superato. I governi e le istituzioni internazionali inviano i loro osservatori

e diplomatici nelle aree di conflitto e le ONG umanitarie e pacifiste cercano, spesso in circostanze assai

difficili, di (ri)stabilire il dialogo, la coesistenza e la fiducia in e tra comunità divise e violente. Una volta

cessati i combattimenti esse cercano di essere d’aiuto nella ricostruzione dei valori umani e materiali

controllando le disposizioni prese e le iniziative di riconciliazione. Negli anni recenti è stata accumulata una

grande esperienza fatta sul campo ed è stata fatta molta ricerca, spesso nonostante la mancanza di una

qualsiasi risorsa finanziaria sufficiente. Il rapporto “Bourlanges/Martin”, adottato dal Parlamento Europeo

il 17 maggio 1995 nella sua sessione plenaria a Strasburgo, ha riconosciuto questo ruolo nella società civile

affermando che “un primo passo verso un contributo nella prevenzione del conflitto potrebbe essere la

creazione di un Corpo civile di pace europeo (che includa obiettori di coscienza) con il compito di

addestrare osservatori, mediatori e specialisti nella risoluzione dei conflitti. Questo fatto ha un grande

significato in quanto il Parlamento Europeo riconosce per la prima volta che questi corpi di pace possono

essere di un’importanza fondamentale come strumento credibile per contrastare la militarizzazione ed i

conflitti. Questo rapporto possiede inoltre un valore aggiunto perché rappresenta la posizione ufficiale del

Parlamento Europeo nella Conferenza Intergovernativa per la revisione del trattato di Maastricht nell’anno

Per far sì che alle parole seguano i fatti, dobbiamo cercare di elaborare questo concetto in una maniera

chiara e praticabile.

Perché dei corpi civili di pace

L’Europa, come il mondo, è afflitta da guerre e conflitti. La maggior parte di questi non avvengono tra gli

stati ma all’interno di stati o regioni. Molti di questi conflitti sono motivati da differenze etniche, repressione

delle minoranze, tendenze nazionaliste, confini contestati. Quando i rifugiati abbandonano le loro terre

divenute ormai dimora di guerra, nuovi conflitti insorgono nelle aeree dove questi approdano. Sempre di più

alla Comunità Internazionale, ed in particolar modo alle Nazioni Unite, viene richiesto di spedire truppe per

il mantenimento della pace in modo da impedire lo scatenarsi della violenza. Sebbene questo concetto si è

ormai sedimentato, le recenti esperienze militari di mantenimento della pace non hanno brillato per una

serie di ragioni che non verranno però trattate in questo documento. Ci si aspetta comunque, o almeno si

spera, che le molte difficoltà saranno presto superate e che il mantenimento della pace diventi un compito

“ordinario” per i soldati agli ordini della Comunità Internazionale.Organizzazione

Il Corpo civile internazionale verrebbe costituito dall’Unione europea sotto gli auspici delle Nazioni Unite

ai cui servizi dovrebbero essere prestati. Il Corpo dovrebbe sottostare o almeno riferirsi all’OSCE (come

organizzazione regionale delle Nazioni Unite). Gli stati membri dell’Unione europea contribuirebbero al

Corpo. Il Parlamento europeo dovrebbe essere coinvolto nelle decisioni sulla costituzione del Corpo e

sull’attuazione delle operazioni. In primo luogo il Corpo presterebbe servizio all’interno dell’Europa, ma

potrebbe agire anche al di fuori del continente europeo. Poiché sarebbe una forza di stanza, deve avere

quartieri generali e personale pienamente equipaggiato, basato in un luogo specifico (OSCE-Vienna?) e a

livello locale durante le operazioni. Per l’inizio il Corpo dovrebbe essere costituito da 1.000 persone di cui

300/400 professionisti e 600/700 volontari. Se i risultati fossero positivi si dovrebbe naturalmente espandere

in modo considerevole.

Compiti

Prima il corpo sarà inviato nella regione, prima potrà contribuire alla prevenzione dello scoppio violento

dei conflitti. In ogni fase dell’operazione potrebbe adempiere a compiti di monitoraggio. Dopo lo scoppio

della violenza, esso è là per prevenire ulteriori conflitti e violenze. Nel fare ciò esso ha solo la forza del

dialogo nonviolento, della convinzione e della fiducia da costruire o restaurare. Agirà portando messaggi da

una comunità all’altra. Faciliterà il dialogo all’interno della comunità al fine di far diminuire la densità

della disputa. Proverà a rimuovere l’incomprensione, a promuovere i contatti nella locale società civile.

Negozierà con le autorità locali e le personalità di spicco. Faciliterà il ritorno dei rifugiati, cercherà di

evitare con il dialogo la distruzione delle case, il saccheggio e la persecuzione delle persone. Promuoverà

l’educazione e la comunicazione tra le comunità. Combatterà contro i pregiudizi e l’odio. Incoraggerà il

mutuo rispetto fra gli individui. Cercherà di restaurare la cultura dell’ascolto reciproco. E la cosa più

importante: sfrutterà al massimo le capacità di coloro che nella comunità non sono implicati nel conflitto

(gli anziani, le donne, i bambini). Potrebbe cercare di risolvere i conflitti con ogni mezzo d’interposizione

ma non imporrà mai qualcosa alle parti. Denuncerà i fautori della violenza e dei misfatti alle autorità locali

e internazionali. Denuncerà la cattiva condotta di queste autorità alla comunità internazionale. Si

adopererà per allertare tempestivamente e monitorare. Costantemente cercherà di trovare ed enunciare le

cause del conflitto o dei conflitti. Farà il possibile per ricostruire le strutture locali. Qualche volta, ma solo

su richiesta e temporaneamente, subentrerà alle autorità e ai servizi locali. Più in particolare adempirà ai

servizi non armati quotidiani di polizia nelle aree dove la polizia locale non riscuote la fiducia della

popolazione. Coopererà nell’area con le organizzazioni umanitarie per provvedere ai rifornimenti e ai

servizi, così come per alleviare le sofferenze delle vittime.

Quale professionalità

Poiché consideriamo il Corpo e i suoi partecipanti agire in zone ad alto potenziale di violenza, i singoli

partecipanti debbono possedere molte qualità e valori eccellenti, alcuni dei quali saranno questione di

talento, altri richiederanno un alto livello d’addestramento professionale.

Qualità

Molte qualità d’alto livello sono necessarie per gli individui che partecipano al Corpo di pace: tolleranza,

resistenza alla provocazione, educazione alla nonviolenza, marcata personalità, esperienza nel dialogo,

propensione alla democrazia, conoscenza delle lingue, cultura, apertura mentale, capacità all’ascolto,

intelligenza, capacità di sopravvivere in situazioni precarie, pazienza, non troppi problemi psicologici

personali. Coloro che vengono accettati a far parte del Corpo di pace apparterranno alle persone più dotate

della società.

Nazionale/internazionale; uomo/donna; anziani/giovani

Il corpo di pace non dovrebbe essere costituito da contingenti nazionali ma dovrebbe essere internazionale dall’inizio con individui di diverse nazionalità che lavorano insieme come amici. Questo farebbe

immediatamente superare barriere fra diverse culture. L’imparzialità è necessaria ma i partecipanti al

Corpo di pace non devono assolutamente provenire solo da paesi neutrali. Dovrebbero farvi parte sia

uomini sia donne e l’età dovrebbe essere tra i 20 e gli 80 anni. A differenza delle operazioni militari il lavoro

del Corpo di pace potrebbe in gran parte ricadere sulle spalle degli anziani e delle donne.

Volontariato solidale

Le ONG, con un’esperienza diretta nella prevenzione dei conflitti, nella loro risoluzione e sviluppo come

anche nel servizio civile, saranno le prime cui si richiede di reclutare partecipanti al Corpo di pace. Questi

partecipanti potrebbero essere in larga misura obiettori di coscienza. Un ruolo può essere svolto anche dai

militari peacekeeping in pensione e dai diplomatici. Particolare attenzione deve essere data ai rifugiati e

agli esiliati della regione dove il conflitto dovrebbe essere gestito. Molte di queste persone sono colte e

individui nonviolenti con grande conoscenza della situazione locale. D’altra parte essi sono parte del

conflitto e potenziali bersagli. Essi potrebbero essere più utili nel retroterra che in prima linea a livello di

consulenza e potrebbero giocare un ruolo fondamentale di supporto linguistico.

Professionisti/volontari

Poiché le qualità e l’esperienza determinano il successo o il fallimento di qualsiasi operazione, almeno un

terzo dei partecipanti di ciascuna operazione del corpo di pace consisterebbe di professionisti. Gli altri

possono essere volontari e lavoreranno sotto l’autorità di professionisti.

Addestramen

to

Il successo e il fallimento saranno anche determinati dal grado d’addestramento delle persone del Corpo di

pace. Programmi d’addestramento prepareranno ciascun partecipante alla sua missione. Allo stesso tempo

gli educatori dovrebbero avere la possibilità d’essere stagiairs in missioni per acquistare esperienza sul

campo. L’addestramento includerà la crescita della forza e della mentalità personale ma anche cose

pratiche come la lingua, la storia, le religioni, le tradizioni e la sensibilità delle regioni dove si va ad

operare.

Come preparare le operazioni dei CCP

Le condizioni per le operazioni dei Corpi civili di pace sono fondamentalmente le stesse di quelle del

peacekeeping militare: l‘intervento deve essere richiesto dalle parti ed essere svolto in modo imparziale.

I Corpi di pace possono funzionare solo finché le parti in conflitto chiedono una loro presenza nella loro

regione. A nessuna delle parti deve essere permesso di usarli per le loro proprie manovre tattiche e la

propria propaganda. Ma mentre il peacekeeping potrebbe esigere un peace-enforcing, i Corpi di pace

possono solo provare a convincere con la negoziazione. Su quest’aspetto è necessario raccogliere ancora

esperienze.

In caso di conflitto il Consiglio Europeo, il Segretariato Generale dell’ONU e/o l’OCSE può convincere le

parti a richiedere l’intervento dei Corpi civili di pace. Una volta fatta questa richiesta, l‘organizzazione

internazionale può negoziare le condizioni di base, il tipo di mandato, il suo periodo e il finanziamento. E

infine, ma non meno importante, devono decidere chi avrà il comando delle operazioni. Dato che non vi è

ancora una struttura preposta all‘interno dell‘Unione Europea l’intervento deve essere affidato all‘OCSE,

mentre le operazioni al di fuori dell‘Europa devono ricadere direttamente sotto la responsabilità delle

Nazioni Unite.

Finanziamento

Prevenire un conflitto è costoso, ma risolverlo una volta permesso che esploda è ancora più costoso. Un

Corpo civile di pace da inviare sul campo dopo che è esploso il conflitto deve essere adeguatamente finanziato. Senza fondi non si può fare niente. Ciò significa linee di budget per stipendi e per costi di

funzionamento. Significa anche compensi per servizi in situazioni pericolose. Può anche significare costi per

rimpatri, per partecipanti feriti o uccisi, e compensi per i danni che lasciano dietro. L’Unione Europea avrà

il compito di stabilire linee di budget stabili per questo scopo. Deve essere tenuta in considerazione la

possibilità di finanziare progetti pilota affidati a delle ONG. D’altra parte è facilmente immaginabile che

un’operazione di un Corpo civile di pace sia molto più economica di qualsiasi coinvolgimento militare.

Le relazioni con i militari

I membri dei Corpi civili di pace avranno bisogno di protezione. Nella maggior parte dei casi i peacekeeper

militari potranno essere presenti sul campo per questo scopo. Dato che tra la cultura militare e quella dei

civili non c’è naturale rispetto e reciproca comprensione, bisognerà dedicare molta attenzione e formazione

per raggiungere questo scopo. I corpi civili e i peacekeeper devono lavorare insieme a tutti i livelli e ciò

richiede formazione ed esperienza.

Conclusione

Un’operazione del Corpo di pace può fallire e nessuno si dovrebbe vergognare ad ammetterlo. Per esempio

se una delle parti in guerra è determinata a continuare o accrescere il conflitto, i civili non possono

fermarla. Se il conflitto si trasforma in una vera guerra, i civili farebbero meglio a fuggire dal campo di

battaglia. Se fanatici delle due parti non sono più sotto il controllo dell’autorità locale e cominciano a

sparare contro i partecipanti del Corpo di pace o a prenderli in ostaggio, ciò sarà la fine delle operazioni.

Se i media locali, influenzati dai demagoghi locali, intraprendono campagne di sfiducia verso il Corpo di

pace, è meglio ritirarsi. Ma fintanto questo non si verificherà il Corpo civile di pace potrà adempiere la sua

funzione fino a quando sarà necessario. Il problema è qui lo stesso del peacekeeping militare. Finché non

c’è alcuna soluzione politica, il Corpo di pace non può veramente partire. È essenziale che la cooperazione

delle autorità locali e le comunità dovrebbe essere promossa da una politica internazionale di premio (e non

da punizioni/sanzioni). Poiché la povertà, il sottosviluppo economico e la mancanza di sovrastrutture quasi

sempre sono parte di qualsiasi conflitto, la preparazione a vivere insieme, a ristabilire il dialogo politico e i

valori umani, a fermare i combattimenti e la violenza dovrebbero essere premiati da un immediato sostegno

internazionale economico-finanziario a beneficio di tutte le comunità e regioni interessate. Troppo spesso ci

si è dimenticati che la pace deve essere visibile per essere creduta. Ma se è resa vivibile la pace troverà

molti sostenitori in ogni popolazione.

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